Il colpevole silenzio femminista sulle donne islamiche
30 April 2009Riporto in toto articolo letto su Dnews di tre giorni fa:
Perché le femministe non si occupano delle donne islamiche che nei loro paesi sono soggette alla Sharia, cioè a quella interpretazione del Corano che le costringe alla schiavitù e per la quale sono considerate meno di animali domestici? Noi occidentali sappiamo bene che in molti paesi islamici il velo è obbligatorio, che alle bambine, è proibito andare a scuola, che le donne non possono uscire da casa se non accompagnata da un uomo. Sappiamo tutte che quelle donne sono costrette al matrimonio anche se giovanisssime, alla pena di morte o al carcere se vengono stuprate, alla
lapidazione se hanno rapporti fuori dal matrimonio. E allora perché questo silenzio che assomiglia all’indifferenza? Se lo chiedeva ieri in una intervista al Corriere della Sera Ayaan Hirsi Ali la scrittrice e attivista politica oggi sottoscorta negli stati uniti per aver criticato l’Islam. Ma è una domanda a cui tutte dovremmo tentare una risposta perché questo silenzio non è più accettabile. Ne avanzo una. Le femministe in occidente sono prevalentemente di sinistra, sono contro la guerra, giudicano negativamente l’aggressione da parte degli occidentali dell’Afghanistan e
dell’Iraq, sanno che la condizione delle donne è stata utilizzata in modo strumentale dalla destra nazionale e planetaria per giustificare quelle aggressioni e un inaccettabile scontro di civiltà e allora –quasi inconsciamente, ma non per questo incolpevolmente – trascurano la questione.
Ma sono credibili delle donne che combattono per i loro diritti in occidente e poi abbandonano al loro destino altre donne che non hanno diritto eppure ad una condizione umana?
di Ritanna Armeni
giornalista e notista politica